Lecce, 11 giugno 2019 – 47 denunciati per episodi di lotta contro il gasdotto TAP.

Ieri mattina abbiamo ricevuto la notizia di un altra ”maxi denuncia” in merito alla lotta contro Tap. Questa volta sono contestate ben 47 persone con una svariata serie di squallide accuse che tipicamente colpiscono una manifestazione autodeterminata. Un’accusa plateale, che si riconduce a importanti giornate di lotta che vanno da dicembre 2017 a febbraio 2018. Dalla manifestazione del 7 dicembre 2017 a Lecce, in cui centinaia di No Tap sfilarono per la città per dire no alla devastazione del gasdotto e alla militarizzazione dei territori, ai blocchi al cantiere per il pozzo di spinta presso San Basilio, a Melendugno nei primi mesi del 2018.

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LA PACCHIA È FINITA LO DICIAMO NOI! Giornata nazionale contro Lega e governo Mercoledì dalle 17:00 presidio a Martano(Le)

 

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TAP – Il dialogo secondo Snam

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Alta tensione nel CPR di Bari Palese. Tre rivolte in un solo mese

16 dicembre 2018, reclusi incendiano materassi
Alcuni immigrati reclusi nel Centro di Permanenza e Rimpatrio di Bari Palese hanno incendiato un paio di materassi, affumicando il modulo numero 2. Nessuno è rimasto ferito, ma la tensione resta alta.

14 dicembre 2018, fuoco e scontri nel CPR
Secondo le dichiarazioni delle forze dell’ordine alla stampa, alcuni reclusi hanno incendiato le celle, devastato alcune stanze contenenti documenti e allagato i corridoi. I media ovviamente parlano di “ospiti” che hanno distrutto “moduli abitativi”, come se non si trattasse di un campo di concentramento.
La rivolta sarebbe scoppiata per evitare una deportazione di massa in Nigeria, prevista in serata. Le informazioni che circolano al momento parlano di detenuti cosparsi di sapone per evitare di farsi bloccare, così come di acqua insaponata per impedire alle forze dell’ordine di compiere cariche sui pavimenti scivolosi.
Sul posto sono giunte diverse pattuglie di polizia che hanno attaccato i rivoltosi, i quali hanno provato a resistere lanciando alcuni oggetti.
Per ora si parla di un poliziotto, due carabinieri e diversi reclusi feriti. L’incendio è stato domato dai vigili del fuoco che hanno operato con alcune squadre. I danni alla struttura non sono ancora stati quantificati ma sembrerebbe che l’incendio abbia coinvolto molte parti del Lager.

3 dicembre 2018, tentata evasione dal CPR         
Nel CPR di Bari Palese sono attualmente recluse circa 90 persone.
In cinque avrebbero sottratto le chiavi agli operatori di Badia Grande (cooperativa trapanese) per tentare di aprire le celle ai propri compagni di prigionia e darsi alla fuga evitando l’espulsione. Purtroppo l’intervento di alcuni poliziotti ha impedito che l’evasione andasse a buon fine.
Questa volta è una persona che lavora nel lager a raccontare l’episodio alla stampa e non è dato sapere se queste cinque persone coraggiose stanno subendo una rappresaglia.
Quello che è certo è che, oltre a questa dichiarazione, gli unici a prendere parola su ciò che avviene in quel centro di detenzione amministrativa sono purtroppo le guardie del Coisp, che utilizzano le sofferenze dei detenuti per chiedere di rafforzare la militarizzazione del centro.
Nessuna voce delle persone recluse esce da quelle mura, nessun momento di solidarietà ha attivato una comunicazione volta a combattere l’isolamento.
Eppure nel lager di Bari Palese, da sempre considerato una struttura punitiva dove lo stato trasferisce chi lotta in altri centri, c’è chi combatte.
Secondo le guardie, la struttura versa in condizioni pietose e le persone recluse si ribellano frequentemente, danneggiando e provando a evadere.
“Mancano medicinali, siringhe e, in alcuni casi, a causa della mancanza di garze, i pochi addetti hanno dovuto far ricorso persino a della carta igienica per curare ferite”, dichiarano le guardie, aggiungendo che spesso mancano anche i pasti e l’acqua calda, che ci sono blatte ovunque e larve di vermi nel latte, così come si registrano numerosi casi di scabbia, epatite e infezioni dovute alle condizioni in cui le persone sono costrette a vivere.
A detta del garante dei detenuti, anche il CPR di Brindisi Restinco è nella stessa situazione.

Che la solidarietà non resti solo una parola per ornare i comunicati degli antirazzisti.

Finché dei CPR non restino che macerie, sosteniamo la lotta delle persone recluse.

[https://hurriya.noblogs.org/post/2018/12/15/fuoco-e-scontri-nel-cpr-di-bari-palese]

 

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Foggia – Scritte sulla sede del M5S

No Tap, No Tav, No Ilva, Siete il PD”: con queste scritte, il 28 novembre, qualcuno ha decorato le saracinesche della sede foggiana del Movimento 5 Stelle.

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Lecce – Uova con vernice lanciate nella sede del M5S

Nel tardo pomeriggio di venerdì 16 novembre, alcune persone sono entrate nella sede leccese del Movimento 5 Stelle, in via Milizia, mentre era in corso una riunione con il consigliere regionale Cristian Casili, e lanciato uova piene di vernice e volantini con la scritta “No Tap”. Poi si sono subito allontanate indisturbate.

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Contro i Cpr, ancora

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Porto mercantile, varco nord. L’hotspot a Taranto

Riproponiamo un articolo sull’Hotspot di Taranto, tratto dall’opuscolo “La carta è solo carta. Sulla detenzione amministrativa in Puglia”, pubblicato a Lecce nell’agosto 2016.
Creato per trattenere, identificare e schedare gli immigrati intercettati nel Mediterraneo, al campo di Taranto sono inviati anche molti dei migranti rastrellati dalla polizia a Ventimiglia, Milano e nel nord Italia in generale, fra chi tenta di passare il confine con la Francia. Condotti al sud in autobus, rinchiusi e schedati, molti tornano poi sul territorio in condizione di marginalità e “clandestinità” fabbricate ad arte dal meccanismo legislativo.

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Taranto – Contro le deportazioni, rivolta ed evasione dall’hotspot

Nel pomeriggio del 14 novembre scorso 40 persone presenti da giorni nell’hotspot di Taranto hanno portato avanti una protesta contro le deportazioni, scontrandosi con le forze dell’ordine. In due sarebbero riuscite a scavalcare la recinzione ed evadere dal lager di stato.

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Sviluppo insostenibile

No Tap No Tav No Sgomberi – La convergenza delle lotte

Il 30 ottobre 2018, al Sant’Anna di Pisa, si discuterà di come la “Nuova Via della Seta” (One Belt One Road) sarà rilevante per il conseguimento della “Agenda 2030” per lo sviluppo sostenibile.
La Cina, con questo grande piano infrastrutturale, intende migliorare i collegamenti nell’area eurasiatica su due direttrici:
– la prima direttrice (One Belt) è la “cintura economica terrestre” ovvero il collegamento via terra che raggiunge l’Europa dopo aver attraversato l’Asia Centrale, il Medio Oriente e la Russia;
– la seconda direttrice (One Road) è la “cintura economica marittima” ovvero il collegamento via mare che arriva nel cuore del Mediterraneo dopo aver costeggiato il Sudest Asiatico, l’Africa Orientale e il Medio Oriente.

Tra i progetti finanziati per lo “sviluppo sostenibile”, dalla banca di sviluppo multilaterale costituita apposta per finanziare questo grande piano (l’AIIB), è compreso il progetto TANAP (Trans-Anatolian Pipeline, il gasdotto che attraverserà la Turchia da est a ovest), che fa parte del cosiddetto Corridoio Sud del Gas insieme al TAP (Trans-Adriatic Pipeline, il gasdotto che dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia e Albania per approdare in Puglia) ed al SCP (South Caucasus Pipeline, il gasdotto che trasporterà fino al confine turco il gas naturale dalla zona di Shah Deniz, situata nel Mar Caspio, in Azerbaijan).
Anche la TAV Torino-Lione viene ora giustificata con l’importanza di integrarla in questa nuova “Via della Seta”.

Pensare che tutte queste grandi opere, che vedono ovunque un’opposizione al loro completamento, possano portare ad una svolta “sostenibile” di questo mondo è solo illusione. Questo mondo non può essere sostenibile, finché il suo imperativo sarà quello di produrre sempre più merce e devastare sempre più territori. Non è costruendo più dighe o più centrali termoelettriche che verrà affrontato alcun problema di impatto ambientale: la storia dell’energia non conosce infatti transizioni da fonti più inquinanti a fonti meno inquinanti (dal carbone alle rinnovabili, ad esempio), ma solo addizioni. Storicamente le modificazioni dei modi di produrre (energia quanto merce) e spostarsi (apertura di nuove vie commerciali e rotte marine) rispondono solo alle logiche di potere ed alle scelte politiche e militari dei diversi stati.
La nostra posizione, quindi, sarà sempre quella dell’opposizione a questo mondo e la sua “riforma” green e rinnovabile, contro il TAP in Puglia, contro la TAV in Piemonte, ma anche nella quotidianità di ogni città […]. Lotte che rifiutano i rapporti con le istituzioni e sempre in opposizione al sistema capitalistico e allo Stato.

La Ciurma del Galeone
alcunistudentipisani@autistici.org

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